Super Bowl 2019 fra advertising, social e…

Fabrizio Salvetti
Pubblicato da Fabrizio Salvetti
il 04/02/19 15.39
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Si è appena conclusa l'edizione 53 del Super Bowl con la vittoria dei New England Patriots. È un evento che inchioda alla diretta oltre 100.000.000 di videospettatori (non solo tele-spettatori, quindi) e che, avendo al centro lo sport, scatena investimenti, pubblicità e conversazioni online. Il prezzo che hanno pagato gli inserzionisti per "30 secondi durante il match ha una tariffa media di circa 5.500.000 dollari", con una crescita del 96% nell'ultimo decennio, seppur in frenata rispetto alle impennate degli anni scorsi. "Lo share televisivo medio registrato negli ultimi anni è pari a circa il 70% degli spettatori". Abbiamo analizzato una serie di hot topic, fra quelli più interessanti per una riflessione a 360° sulla comunicazione:

#Creatività

Dici Super Bowl e – ormai da qualche tempo – pensi più alla pubblicità che al risultato finale. Quest'anno gli investitori (come fa notare Rodney Ho su AJC) hanno tenuto conto del movimento #MeToo, mettendo al bando donne in vesti succinte per i loro spot.

Divertente la serie di T-Mobile che inscena conversazioni WhatsApp fra cui una con un papà alla ricerca delle ricetta per la miglior parmigiana possibile.

 

Bella l'idea di Microsoft che punta su competizione e vittoria con uno spot che tocca il diritto al videogioco per i bambini diversamente abili e conclude affermando "When everybody plays, we all win".

 

Autenticità, coraggio e necessità sociale del giornalismo sono alla base della presenza di Washington Post che si propone con uno spot che celebra i giornalisti morti in situazioni di rischio, pur di raccontare i fatti.

 

Pura emozione quella che suscita Google, che da motore di ricerca si trasforma qui in strumento per facilitare i rapporti umani.

Sempre Google ha pensato ai bisogni dei veterani, fra cui la necessità di trovare lavoro, ribadendo ancora una volta che non è più uno strumento per navigare in Internet ma uno strumento per poter vivere al meglio.

 

#SpongeBob

L'esibizione dell'intervallo ha visto i Maroon 5 sul palco come main star ma la band non ha convinto. Il New Musical Express la definisce "senza sorprese e senza anima", a niente è valsa la mossa del front-man Adam Levine che alla fine è rimasto a torso nudo sul palco (a niente tranne il fatto che dopo il live le ricerche su Google legate al suo nome erano quasi tutte domande sulla sua situazione sentimentale...). Preceduta da mesi di polemiche, l'esibizione di metà partita è stata al centro delle cronache prima per la defezione di diversi artisti, poi per le richieste di esprimere solidarietà alla lotta del giocatore Colin Kaepernick contro le discriminazioni di cui è vittima la comunità afroamericana. 80.000 firme e addirittura la voce di Roger Waters avevano chiesto agli artisti di inginocchiarsi durante l'esibizione, replicando il gesto di Kaepernick. I Maroon 5 non hanno fatto alcun cenno alla questione e durante l'esibizione è comparso il cartone animato SpongeBob a introdurre l'ospitata dei rapper Travis Scott e Big Boi; ebbene, non sono pochi coloro che hanno preferito la performance del cartone a quella della band
Lapidario il giudizio di GQ: "Il Super Bowl 2019 Halftime Show è cominciato tra le polemiche e si è concluso nella delusione, come non succedeva da tempo. Peccato per i Maroon 5, hanno sprecato un’occasione". Tutto vero ma… se i Maroon 5 non saranno ricordati per il contenuto rivoluzionario della propria esibizione, la polemica sta garantendo una visibilità senza precedenti al gruppo, in una logica di "normalità" che negli USA potrebbe dare molti più frutti di quanto si possa immaginare: l'America è rappresentata nel mondo da un "personaggio" come Trump e forse ha bisogno di sentirsi normale.
NB: #SpongeBob, subito dopo l'esibizione, era al quarto posto totale fra gli hashtag correlati all'evento.

 

#Brand

ADWeek analizza attraverso Salesforce i brand più citati: "Bud Light was the most-mentioned brand in posts related to the Super Bowl, with about 22,500 mentions. In second place was Pepsi, with 17,800 mentions, followed by Budweiser, with 12,800 mentions, and Doritos, with 10,000".

 

#ASMR

La birra Michelob ha provato a portare in TV il trend web ASMR con uno spot di sussurri e rumori. Esperimento riuscito? No: "54.21% of the tweets about the ad were negative" (Brandwatch). Lo spot, il cui lancio è avvenuto una settimana prima su YouTube, totalizzando 13.000.000 di views ha diviso il pubblico televisivo, forse ancora non pronto per questo genere di proposte.

 

#Football

I Patriots hanno battuto per 13 a 3 i Rams, il match è quello con il minor punteggio sinora mai registrato in una finale. Questo fatto ha inaspettatamente riportato il football fra i trend topic. Se qualcuno come il giornalista Dan Rather afferma che "This Super Bowl will be memorable for how forgettable it was", è pur vero che la partita ha acceso il dibattito sul football, su cosa sia, cosa non sia e cosa debba essere. Niente male come "effetto collaterale".

 

 

#Omnicanality

Il futuro del marketing legato al Super Bowl? Essere su tutti i canali avviando strategie di lungo termine che abbiano il proprio culmine nel match ma che sappiano coinvolgere anche prima e dopo generando sia awareness, sia legami profondi. Da non trascurare la collaborazione multibrand, come dimostra il caso Pizza Hut - Pepsi che durante la stagione (ecco una strategia che inizia mesi prima della finale!) si sono presentati assieme.

#Gazzetta

Beh non si tratta di una delle conseguenze dirette del Super Bowl ma una tirata d'orecchi alla rosa è bene darla, visto che il 25 dicembre scorso titolava: "Patriots lenti e vecchi"...

Si parla di: pubblicità, super bowl, tv, internet, social, mentions

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