Fabrizio Salvetti

Fabrizio Salvetti
Laurea in pedagogia, master in digital writing, Ninja Academy e un percorso professionale che ha toccato tutti gli ambiti della comunicazione, dall'arte alla tv, dagli eventi all'editoria, dal marketing alla content curation, fino al social media marketing. Oggi è strategist in Mediaus, dove si occupa di sviluppare progetti che riguardano l'immagine in rete delle aziende. Dal 2000 opera con regolarità come docente presso corsi e master. E poi... un alter ego che usa il potere del suono per regalare benessere...
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I driver del cambiamento in azienda (post + ebook)

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 27/06/19 13.06

Quando un manager vuole avviare un processo di cambiamento incontra, necessariamente, resistenze interne. In alcuni casi però le resistenze interne non sono che lo specchio di un atteggiamento di cui proprio i manager, a loro insaputa, sono vittime.

Crisi e cambiamento: alle origini del significato

Cambiare è un verbo la cui etimologia risale ai galli, i latini erano più propensi a usare un'espressione come "mutare". Quando si cambia, si sa, si fa qualcosa di nuovo, parola anche questa latina che deriva da novus e che si ritrova in quasi tutte le lingue del bacino mediterraneo e nell'area slava dall'inglese "new" allo spagnolo "nuevo", dal francese "neuf" al ceco "nový", dal gallese "newydd" al polacco "nowy".  Le novità sono un asset centrale e condiviso da tutte le culture.

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Si parla di: comunicazione, cambiamento, innovazione, resistenze al cambiamento, motivazione

E se un asteroide cancellasse tutto? Parliamo di paure e desideri, quindi di marketing!

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 11/06/19 18.48

Sarà perché giusto un anno fa è esploso il più social fra tutti gli asteroidi, sarà perché la follia delle stagioni che viviamo fa pensare a stravolgimenti imminenti sulla Terra, sarà perché quella della distruzione è una paura ancestrale, sarà perché i pericoli a volte ci sono davvero ma in questi giorni si torna a parlare di allarme-meteore e forse non tutti sanno che...

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Si parla di: marketing, Meteorofobia, spazio, meteoriti, asteroidi, disastro, paure

Leicester: la perfetta metafora del lavoro d'agenzia

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 17/05/19 15.11

Per tutti gli appassionati di calcio è una favola, per chi non ama il pallone una storia da conoscere, per le aziende e per le agenzie un caso da studiare con estrema attenzione. È la vittoria del Leicester nel campionato inglese di calcio (Premier League) del 2016.

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Si parla di: Leicester, Andrea Azzalin, Calcio, metafore aziendali, team, vittoria, Claudio Ranieri, squadra

Depress Mode: ansia e solitudine da social network

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 13/05/19 13.15

La ricerca è recente ma l'esperienza di moltissime persone in tutto il mondo lasciava intendere da tempo che ci fosse un legame fra abuso di social network e senso di solitudine.

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Si parla di: dopamina, web addiction, craving, meccanismi di ricompensa, FOMO (Fear Of Missing Out), FOMO, internet addiction, dipendenze, droga, Internet Addiction Disorder, Pathological Internet Use, digital detox

L’importanza della comunicazione interna in azienda

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 05/04/19 9.00

Questo post è per te, che sei a capo di un gruppo, che hai prima sognato e poi scommesso, che alzi l'asticella in anticipo rispetto a tutti, che oltre a quella di casa hai un'altra famiglia, quella dei tuoi dipendenti: scommetti su di loro!

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Si parla di: comunicazione, motivazione, lavoro, employee engagement, comunicare, ambiente di lavoro, dipendenti

La questione degli influencer fra mercato, psicologia e giurisprudenza

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 03/04/19 15.59

All'esagerazione corrisponde, quasi sempre, una reazione castrante (il termine si trova qui in accezione psicologica, e non è un caso). Accade così che quando le pratiche di influencer-marketing oltrepassano il limite, la reazione dei legislatori di tutto il mondo tenta di porre rimedio e lo fa, a volte, anche con una ratio eccessiva.

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Si parla di: influencer, freud, cialdini, robert cialdini, paradigmi persuasione, Gustave Le Bon, influencer-marketing, psicologia delle masse, distanza pedagogica, testimonial, identificazione proiettiva, follower

L'entusiasmo come fattore competitivo: i 6 passi per portare la felicità in azienda

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 15/03/19 12.28

Entusiasmo è una parola che, al di là delle dispute tra gli etimologi, è letteralmente rivoluzionaria: la sua origine può essere ricostruita sia a partire dal greco en + theos, che significa più o meno "avere Dio dentro", oppure – sempre dal greco – da enthousiazein, in cui è presente la radice thus- (a sua volta derivante da dhu-, sanscrito) e che sta a indicare l'essere ispirati, la passione verso qualcosa. Sia per la prima, sia per la seconda versione, l'entusiasmo è un'iniezione, una spinta che si traduce nell'essere migliori rispetto alla condizione ordinaria e nell'avere una forza superiore rispetto al solito. L'entusiasmo è quindi stato extra-ordinario che, per sua natura, non può essere raggiunto ogni giorno, è - in pratica - necessario alla felicità. È qualcosa di indispensabile affinché un ambiente di lavoro non diventi una gabbia per le emozioni, per le idee, per la vitalità e – infine – anche per la produttività: "la figura dell'happy manager è spesso presente nelle aziende estere perché la relazione tra Pil (Prodotto interno lordo) e Pif (Prodotto interno felicità) è molto più stretta di quanto si possa pensare" [Il Sole 24 Ore - 12/6/2013]. Una ricerca targata University of Warwick, condotta su 713 lavoratori, dimostra come il buon umore aumenti del 12% (con picchi che toccano il 20%) i livelli di produttività. Senza contare il "costo" di dipendenti insoddisfatti e privi di motivazione...

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Si parla di: entusiasmo, benessere in azienda, dopamina, serotonina, ossitocina, entusiasmo in azienda, Prodotto Interno Felicità, dipendenti felici, employee engagement

Addio a Luke Perry: fenomenologia della commozione sui social

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 05/03/19 17.13

Era, suo malgrado, l'icona di un machismo vecchio stile, una versione moderna de "l'uomo che non deve chiedere mai". Luke Perry, morto ieri, è stata una figura nodale nel decennio degli anni Novanta, quando da protagonista ombroso e maledetto della serie Beverly Hills 90210, ha popolato i sogni di milioni di adolescenti. Paradosso vuole che da adulto (aveva 24 anni all'epoca del telefilm)abbia interpretato un sedicenne ma che, da cinquantenne, in barba alle rughe dell'età, non abbia mai oltrepassato quella fase anagrafica, divenendo poco credibile nell'interpretazione di personaggi in sincrono con la sua età. Un destino che lo accomuna ad altri personaggi diventati popolarissimi grazie a un solo ruolo e incasellati per sempre in una zona anagrafica dell'immaginario popolare o in una tipologia fissa di personaggio. Perry adesso riposa in pace ma una generazione intera comincia ad amarlo di nuovo, con la doppia tristezza dovuta alla perdita dell'attore ma anche alla constatazione di quanto sia, irrimediabilmente, lontana l'età giovanile.

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Si parla di: social network, pianto, commozione, lutto, piangere, sofferenza, morte

KidPower: L’influenza dei bambini nel processo di acquisto

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 01/03/19 11.45

Cambia la società, con famiglie meno numerose e genitori meno giovani, cambia la cultura e mutano – inevitabilmente - le dinamiche d'acquisto. Quello che viviamo è, con ogni probabilità, il periodo storico in cui il #KidPower è al massimo della propria influenza. In Italia il mercato di oggetti e servizi rivolti ai bambini va oltre i 3 miliardi di € all'anno, senza contare il ruolo che i figli hanno nel determinare scelte in campi quali l'alimentare e l'abbigliamento.

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Si parla di: KidPower, Kid Power, pubblicità infanzia, influenza acquisto, baby marketing, comunicare ai bambini, trans toying

Lo strabismo dell'account

Pubblicato da Fabrizio Salvetti il 08/02/19 10.31

Secondo l'Accademia di Comunicazione l'account è quella figura che, all'interno di un'agenzia di comunicazione o marketing "Si occupa di tenere i contatti con il cliente: raccoglie e interpreta le richieste, ne valuta e ne anticipa i bisogni. Inoltre utilizza le informazioni provenienti dal cliente (ricerche, dati di marketing, piani di sviluppo prodotti) e quelle d'agenzia (studi di mercato, dati di ricerca ecc.) per arrivare alla stesura di un piano di comunicazione preciso, coerente e fattibile. Perché questo possa avvenire l'account deve saper coordinare le risorse interne (creativi, reparto media, ufficio ricerche, produzione, planner). È responsabile verso il cliente della comunicazione di marca e all'interno dell'agenzia è team leader". Si tratta di un ruolo strategico che è gratificante, stimolante ma, ahimè, stressante

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Si parla di: stress, agenzia di comunicazione, hr, stress lavoro correlato, account, burnout, risorse umane, lavoro in comunicazione

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